Libri,  Novità

I libri che mi hanno rovinato la vita

“La prima volta avevo cinque anni. Lui era alto, sottile, rigido: parlava di un bambino più piccolo di me che un pomeriggio trovava nel suo giardino un’enorme fragola rossa, Credo che il bambino si chiamasse Celestino. Ero innamorata di quel libro.”

Daria Bignardi ha da poco pubblicato un nuovo libro dove la scrittrice, che ho avuto modo di apprezzare nel suo “Oggi faccio azzurro”, (ne ho parlato qui https://www.ilcomodinopienodilibri.it/azzurro-come-il-cielo/) si interroga sui testi che l’hanno fatta soffrire e sui motivi della sua sofferenza. Su quei libri dei quali ricordiamo tutto: la libreria dove li abbiamo comprati, le emozioni che abbiamo provato nel leggerli, le copertine, l’edizione, riusciamo perfino a ricordarci che quella macchia sulla pagina è una goccia di caffè o di cioccolata!

Se è vero che nei libri ogni lettore trova un po’ di sé, parlando dei libri che abbiamo letto sveliamo chi siamo, le emozioni che abbiamo provato nel leggere quei testi.

L’idea di scrivere questo libro, spiega la scrittrice le è venuta il giorno in cui un suo caro amico, Carlo, le ha chiesto “Perché non scrivi qualcosa di molto personale sui tuoi libri del cuore?” Ed è così che la scrittrice ha avuto l’illuminazione.

“Se non potevo e non volevo scegliere tra i libri che ho amato, forse potevo e dovevo scrivere di quelli che mi avevano fatto soffrire, e che forse scrivendone avrei capito qualcosa di me, qualcosa che ho messo a fuoco da poco e che so essere importante.”

Scopriamo che la scrittrice è stata una lettrice compulsiva fino a diciotto anni. Leggeva o meglio divorava ogni libro che trovava: dai romanzi russi e francesi, ai fumetti, riviste, tutto ciò che avesse delle parole scritte sopra. Trascorreva interi pomeriggi a leggere libri e quando li terminava la lettura gli dava un certo numero di baci.

“Allora chiudevo il libro e lo baciavo sulla copertina: tre volte se mi era piaciuto moltissimo, due se mi era piaciuto molto, una se mi era piaciuto abbastanza.”

E’ a tredici anni che legge La foresta della notte di Djuna Barnes, Il demone meschino di Sologub e Così parlò Zarathustra di Nietzsche. A tredici anni scoprì il male, le allucinazioni, la menzogna e le piacquero.  In questa opera, tra ricordi, citazioni e riflessioni letterarie, scopriamo una bambina, affascinata dal dolore e dalla sofferenza, che diventa una donna, moglie, madre. Una donna che non ha avuto paura di raccontarsi e di parlare di quell’irresistibile attrazione dell’abisso. Un abisso che guarda con distacco ora e con la consapevolezza che è attraverso la conoscenza delle nostre zone di ombra che capiamo chi siamo.

Nel libro si ripercorre il dolore, la malattia del padre, l’ansia e il terrore della madre che temeva che alla figlia potesse capitare qualcosa. Una scrittura lieve e intelligente quella della Bignardi, piacevole, un libro che ho divorato e al quale darei sicuramente tre baci. Un libro che dona speranza perché dopo il buio c’è sempre la luce.

“Le guerre mondiali, come si sa, se non altro ci hanno insegnato a odiare con tutte le nostre forze la guerra, e a fare assolutamente di tutto perché non ne scoppino mai più, cosa che farò senz’altro anche io, d’ora in poi, per il tempo che sarà, speriamo il più a lungo possibile, che ho ancora così tanti libri da scrivere e soprattutto da leggere. Il nostro tempo sulla terra è poco, e bisognerebbe vivere per sempre solo per leggere, che è così furiosamente bello. “

E voi avete dei libri che vi hanno fatto soffrire?

Vi svelo il mio: “La solitudine dei numeri primi “di Paolo Giordano, letto anni fa. Bellissimo ma la sua lettura mi ha fatto stare male!

Vi va di raccontarmi qual è?

Avete letto questo libro di Daria Bignardi?

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