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L’Arminuta di Donatella di Pietrantonio

Sull’asfalto del piazzale sono rimasti i segni delle ruote, e io. Odore di gomma bruciata nell’aria. Quando ho alzato la testa, dalle finestre del secondo piano guardava qualcuno della mia famiglia per forza.

Si torna a casa dopo un lungo viaggio. Si ritorna per scelta o per necessità.
Ma non sempre casa è sinonimo di affetti e del calore della famiglia.

L’Arminuta – la ritornata, protagonista del libro, ritorna nella sua famiglia di origine, quella della quale non sapeva neppure l’esistenza, per necessità, un giorno dell’estate del 1975.

Viene lasciata lì in quel piccolo paese di provincia ed è in quel momento che scopre che è nata in una famiglia diversa da quella che l’ha cresciuta.

Abituata a vivere con quella che credeva fosse sua madre, al suo calore, al suo effetto, cresciuta con i suoi abbracci. Cresciuta in una famiglia agiata in città, si ritrova in un paesino di provincia.

In quel caldo pomeriggio estivo si ritrova ad avere un’altra madre, anche se farà fatica a chiamarla così, dei fratelli e una sorella, Adriana.

“Dopo lo scatto metallico è comparsa una bambina con le trecce allentate, vecchie di qualche giorno. Era mia sorella, ma non l’avevo mai vista. Ha scostato l’anta per farmi entrare, tenendomi addosso gli occhi pungenti. Ci somigliavamo allora, più che da adulte.”

Se anche voi siete tra quelli che ancora non hanno letto “L’Arminuta” di Donatella di Pietrantonio il mio consiglio è quello di farlo subito. Il libro pubblicato nel 2017, dopo aver vinto numerosi premi, tra cui il Premio Campiello, è diventato anche un film nell’ottobre del 2021.

E’ un libro che mette il lettore di fronte ad una realtà non facile da accettare: un bambina che all’età di tredici anni viene portata dalla sua vera famiglia, della quale fino a qualche giorno prima neppure sapeva dell’esistenza. La ragazzina viene rimandata dalla sua famiglia naturale come un pacco rispedito al mittente, la protagonista si trova di fronte ad un portone ignara di cosa vi avrebbe trovato dietro.

Qui trova la sua vera mamma, troppo occupata a tenere le redini della sua numerosa famiglia, che dodici anni prima l’ha abbandonata permettendo ad una lontana cugina di portarla via.

Quella donna seduta su quella sedia era un’estranea per lei. La tristezza di aver perso la sua vita di prima, il dolore dell’abbandono sia della madre naturale che di quella adottiva, segna la vita di questa bambina, che però piano piano si affeziona a quella ragazzina con le trecce che le aveva aperto la porta. Il loro proteggersi a vicenda in una famiglia povera in un paese di provincia dell’Italia centrale rappresenta come i sentimenti vanno al di là dei legami di parentela.

La ragazzina non riesce a spiegarsi come la sua madre adottiva l’abbia abbandonata e fa di tutto per rivederla nella speranza un giorno di poter tornare con lei. Ma la vita non sempre va come vogliamo e la bambina, nonostante la sua forza di adattarsi a questa nuova situazione scopre la verità. Una realtà diversa da quella alla quale aveva sempre creduto.

E’ in questo dolore che cresce il legame con sua sorella Adriana.

“Mia sorella. Come un fiore improbabile, cresciuto su un piccolo grumo di terra attaccato alla roccia. Da lei ho appreso la resistenza. Ora ci somigliamo meno nei tratti, ma è lo stesso il senso che troviamo in questo essere gettate nel mondo. Nella complicità ci siamo salvate.”

L’Arminuta è una storia sulla maternità, sugli affetti, sui legami. Su quanto sia difficile amare ed essere ricambiati. Su come la vita spesso ci mette di fronte ad una realtà difficile da comprendere, per affrontare la quale non si può che adattarsi e contare solo sulla nostra forza.

L’Arminuta rappresenta uno spaccato di un’Italia povera, contadina, fatta di gente semplice con troppe difficoltà da affrontare: la mancanza di un lavoro sicuro e troppe bocche da sfamare. Una realtà dura da accettare che però è attuale anche oggi in molte parti d’Italia, una realtà che per cambiare e migliorare ha solo una via d’uscita: la scuola, il sapere, la cultura. La scuola come riscatto, come strumento per migliorare la società e le condizioni di chi vive in quella comunità.

“Oggi davvero ignoro che luogo sia una madre. Mi manca come può mancare la salute, un riparo, una certezza. E’ un vuoto persistente che conosco ma non supero. Gira la testa a guardarci dentro. Un paesaggio desolato che di notte toglie il sonno e fabbrica incubi nel poco che lascia. La sola madre che non ho mai perduto è quella delle mie paure.”

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