Il libro delle case
“Xaver rispose che la vera casa non è una gabbia con l’uccellino né un armadio per la biancheria, ma la presenza della persona che si ama.”
Se le case nelle quali avete vissuto potessero parlare cosa racconterebbero? La mia, la stessa dove sono nata e cresciuta con i miei genitori, racconterebbe di innumerevoli pranzi in famiglia, cene di capodanno e pizze con gli amici. Profumerebbe di gelsomino in estate e di torta alle mele in inverno. Parlerebbe di una famiglia che ha lasciato il posto ad un’altra, nata da poco. Risuonerebbe delle risate di mia madre e dei silenzi di mio padre, uomo di poche parole ma spesso le più sagge. Racconterebbe dei sabato sera in inverno passati tutti davanti al camino a leggere un libro o a guardare la tv. Dei pranzi in giardino le domeniche in estate. Parlerebbe del dolore e della tristezza che Io, “un io qualunque” ha provato perdendo entrambi i genitori e della gioia che sente ogni volta che li ricorda.
Il libro delle case è un libro senza dialoghi, dal ritmo frenetico, e con una struttura originale. Il protagonista è Io, un Io qualunque, potrebbe essere ciascuno di noi. La storia di Io è raccontata attraverso le case in cui ha vissuto. I capitoli non seguono un ordine cronologico preciso e questo contribuisce a dare alla narrazione movimento, anche se il lettore fa più fatica a seguire la storia. Una storia che si fa capire solo alla fine del libro quando ogni pezzo della vita di Io avrà preso il suo posto, come le tessere di un puzzle. Oltre ad Io ci sono madre, padre, nonna, sorella, parenti di madre. Un racconto in terza persona dal quale si percepisce un padre violento che ha dei rapporti tesi con la famiglia della madre. Alla storia di Padre si associano molti conflitti, probabilmente non estranei alla decisione di trasferirsi in una località in montagna. Io compie gli studi a Torino, ha una storia con una donna più grande, poi sposa una coetanea che ha una figlia. L’unione però fallisce, e lui decide di tornare a Roma.
236 pagine di una narrazione frenetica veloce, 78 capitoli che portano come titoli i nomi delle case in cui Io ha vissuto. Mappe catastali che spezzano la narrazione. C’è la casa nel sottosuolo, la prima che conosce il lettore, quella dove è nato Io, la casa della montagna, la casa di tartaruga, la casa di nonna bambina. Il periodo delle narrazione va dal 1976 fino al 2011, con un salto nel 1968, nella Casa di tartaruga, dove “Nonna – non ancora nonna ma mamma di padre, a sua volta ancora solo figlio- ” ha trovato la tartaruga in mezzo ad un prato, in un parco non lontano dalla casa. E così vediamo Io, nella casa della tartaruga, bambino affascinato dalla televisione che trasmette le immagini del rapimento di Aldo Moro. Io, studente universitario, dormire su un materasso nella casa del materasso. C’è la casa dei parenti “Dunque corridoio, ingresso, Parenti seduti sullo sfondo, televisione accesa.”
Ma lo scrittore usa il termine casa non solo per indicare le case in senso letterale: troviamo infatti la Casa semovente di famiglia, la Casa del risparmio, la Casa rossa con le ruote, la Casa del persempre, rispettivamente l’auto (una panda bianca), il conto corrente bancario, la R4 dove è stato rinvenuto il corpo senza vita di Aldo Moro, una fede nuziale.
“La Casa del persempre, in cui Io abita felice, è dunque una circonferenza: 7,28, a essere precisi. Il diametro è di 2,37 millimetri. Da vuota, pesa quasi 4 grammi . Quando Io ci entra, sono 4 grammi più 87 chili.”
La vita privata di Io si intreccia con due grandi eventi della cronaca italiana degli anni ’70: il rapimento di Aldo Moro (Casa di prigioniero) e l’uccisione di Pasolini (Casa del poeta).
Devo ammettere che il libro mi è piaciuto per l’originalità della narrazione, ma ci ho messo molto tempo a finirlo a poche pagine dalla fine mi sono fermata per poi riprenderlo dopo quasi un mese e completarlo. Mi ha lasciato un velo di tristezza e alcuni quesiti ai quali non sono stata in grado di dare risposta: perché Io lascia la casa di Roma e si trasferisce in montagna? Perché i rapporti del padre di Io con la famiglia della madre sono complicati o per meglio dire quasi inesistenti?
Domande alle quali forse non si vuole intenzionalmente dare una risposta.
Un libro originale, scritto da un autore che sa usare bene la lingua italiana. Un libro che ci insegna che una casa non è solo un contenitore, ma fa parte della vita di ognuno di noi, e le case cha abbiamo abitato non sono più le stesse dopo averci vissuto.
Voi avete lette questo libro? Vi è piaciuto?
Curiosità: il libro è arrivato nella cinquina dei finalisti al premio strega del 2021 ed è tra i finalisti del Premio Campiello.
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