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Cinquanta modi per dire pioggia

“Non fare domande. Non lottare. Non resistere. Non pensare, se il pensiero dovesse portarti dove non devi andare. Sorridi e fai quello che ti chiedono. Solo la tua vita è più importante dell’obbedienza. Solo l’aria che respiri. Promettimelo”

La pelle ambrata e i capelli crespi di quella bambina – Noriko- erano insopportabili per Lady Yuko. Sua nipote rappresentava il simbolo del tradimento di sua figlia. Quando la vide apparire quella mattina davanti alla porta capì che sua figlia se ne era andata e che aveva abbandonato la sua famiglia e i suoi doveri. 

La famiglia Kamiza era una delle più nobili e antiche famiglie giapponesi, imparentata con l’imperatore. Farne parte era un privilegio ma imponeva un rigido protocollo e il rispetto di numerose regole. Regole che la madre di Nori aveva infranto lasciando prima il marito e suo figlio per scappare con un altro uomo, e poi Nori, il frutto di quel tradimento. 

Nori rappresentava una vergogna, una “cosa“ da nascondere. Rilegata nella soffitta e costretta ad estenuanti trattamenti per schiarire la pelle e rendere lisci quella massa di capelli che si trovava. Dolori insopportabili che Nori riusciva a tollerare solo perché sperava che così il mondo di cui faceva parte l’avrebbe accettata ed amata. 

“Il sole non fa rumore, in soffitta. – … – Ma, quando c’è la pioggia, almeno posso sentirne il rumore sul tetto, e a quel punto ricordo che non sono… insomma…” Sola.”

È solo con l’arrivo del suo fratellastro Akira che Nori si sentirà meno sola. Con il tempo i due inizieranno a conoscersi e suo fratello riuscirà a trasmetterle la passione per la musica e ad insegnarle a suonare il violino. Akira fa di tutto per proteggere sua sorella e attraverso la musica Nori inizia a sognare una vita diversa. Akira le regala la speranza di una vita migliore. Il solido legame che si crea tra i due fratelli non riuscirà però a proteggerli dalla malvagità della loro famiglia. Una famiglia disposta a tutto pur di sbarazzarsi di Nori e a non perdere Akira. Akira era infatti considerato l’unico discendente legittimo dei Kamiza, colui che avrebbe potuto portate avanti il nome della famiglia e gli affari, alcuni di questi poco chiari, del nonno. Sarà proprio l’ossessione dei Kamiza che costringerà Nori a scappare dal Giappone. 

Dopo anni trascorsi in Inghilterra Nori riceve una lettera e torna in quella terra che ha sempre amato e dalla quale ha ricevuto solo dolore e delusioni. Nori al suo ritorno sarà costretta a fare una scelta difficile e con la sua forza e la sua dolcezza andrà incontro al suo destino ascoltando la parole di sua madre “Non lottare”. Ed è forse per la prima volta nella sua vita che Nori si sente vicina a sua madre e comprende quanta forza è necessaria per affrontare le sfide che la vita ci mette davanti. 

Un romanzo emozionante che ci riporta in un mondo dove regole, convenzioni e riti vengono prima dei sentimenti e dei legami. È un Giappone da poco uscito dalla seconda guerra mondiale quello dove Nori cresce e dove il rango e le tradizioni di Lady Yuko, entrano in conflitto con la modernità rappresentata da Akira e Nori. 

Curiosità: in Giappone esistono davvero moltissimi modi per dire Pioggia – “ Ōame” “ Hakuu”  “Saiu” ”Ame”- sono solo alcune delle espressioni usate per indicare quella pioggia che a Nori piaceva molto e che le faceva compagnia quando era costretta a vivere da sola nella mansarda della casa di sua nonna.

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