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Resto qui

“Non sai niente di me, eppure sai tanto perché sei mia figlia. L’odore della pelle, il calore del fiato, i nervi tesi, te li ho dati io. Dunque ti parlerò come a chi mi ha visto da dentro.”

Il campanile del XIV secolo che spunta dalle acque del Lago Resia è l’unica cosa che rimane dell’originario paese di Curon. In pochi sono a conoscenza che il Lago è un bacino artificiale costruito dove sorgeva l’antico borgo, creato per produrre energia elettrica, e che le case che si vedono visitando la valle, sono quelle nuove di recente costruzione. Il progetto di realizzazione della diga, iniziato durante il fascismo, rimasto fermo negli anni della seconda guerra mondiale, fu portato a compimento negli anni ‘50. La storia della costruzione della diga si intreccia con quella di due giovani, Trina e di Erich e della loro famiglia. Una vita semplice fatta di speranza, di dolore e di fatica. Una vita in un paese di confine in un piccolo borgo dell’Alto Adige, al confine con l’Austria. Due giovani che si sposano e dal loro matrimonio nascono due figli, Marica e Michael. Due genitori che vivono con un peso sul cuore, con una domanda che si ripete loro nella mente “Perché” – “Perché Marica non sei rimasta qui?”. Quel pensiero fisso che c’è sempre anche quando non ci si pensa. Quel dolore di chi ha visto la figlia andare via dal paese senza sapere il motivo.

“Non ti racconterò la tua assenza. Non ti dirò una sola parola degli anni passati a cercarti, dei giorni sulla soglia a fissare la strada. Non ti dirò di tuo padre che senza salutarmi esce di casa […]. Non ti dirò dei mesi in cui ciascuno di noi all’improvviso scappava, senza avvisare gli altri, e tutti e tre trovando la casa vuota pensavamo che prima o poi i boschi ci avrebbero inghiottito. Persi per sempre nell’insensato tentativo di riportarti qui. Dove non volevi più stare.”

Quando l’idea di realizzare il progetto di realizzazione della diga fu comunicato alla popolazione in pochi compresero la portata dell’opera. Per prima cosa, non furono molti coloro che riuscirono a tradurre il messaggio pubblicato, essendo un messaggio scritto e per lo più in italiano, e chi riuscì a comprendere quanto era stato affisso pensò che l’opera non sarebbe mai stata completata. In pochi capirono ciò che si celava dietro parole quali “progresso” – “sviluppo”, solo alcuni quelli che si ribellarono. Tra questi Trina ed Erich.

Una vita di resistenza quella di Trina, l’adolescenza e poi il diploma da maestra. Una vita in un paese di confine. Resistere ai fascisti che difendevano gli italiani e solo a loro assicuravano un lavoro. E poi durante la guerra, resistere ai tedeschi che perseguitavano coloro che non si volevano piegare alla dittatura.
E infine dopo la guerra, resistere a coloro che volevano distruggere la loro casa, il loro paese, anni di storia e di bellezza.
Una madre, una maestra, una donna che è rimasta nella sua terra con un peso sul cuore: conoscere perché sua figlia si è allontanata da casa. Perché le ha dato quel dolore. È una donna forte e coraggiosa Trina, che quando il marito parte per la guerra porta avanti i lavori nella stalla e lavora nei campi al posto di Enrich. Una moglie che sta al fianco del marito quando questo torna dalla guerra e decide di rifugiarsi sui monti. Una donna che prende a cuore la battaglia di Enrich contro la costruzione della diga.

“Andare avanti, come diceva Ma’, è l’unica direzione concessa. Altrimenti Dio ci avrebbe messo gli occhi di lato. Come i pesci.”

Una storia bella, vera e limpida come le acque del lago di cui parla. Una storia vera di molti anni fa, ma che potrebbe essere una storia moderna, dove l’equilibrio tra lo sviluppo e la cura dell’ambiente in cui viviamo non sempre viene rispettato. 

“Perché vuoi stare qui se rimarremo senza lavoro, se non potremo più parlare tedesco, se distruggeranno il paese?-Perché qui ci sono nato, Trina. Ci sono nati mio padre e mia madre, ci sei nata tu, ci sono nati i miei figli. Se ce ne andremo avranno vinto loro.-“

Curiosità: Il libro si classifica secondo al Premio Strega nel 2018 e vince molti premi, tra cui il Premio Mario Rigoni Stern e il Premio Bagutta nel 2019.

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