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D’ amore e ombra

“Questa è una storia di una donna e di un uomo che si amarono in pienezza evitando così un’esistenza banale. L’ho serbata nella memoria affinché il tempo non la sciupasse ed è solo ora, nelle notti silenziose di questo luogo, che posso infine raccontarla. Lo farò per quell’uomo e quella donna che mi confidarono le loro vite dicendo: prendi, scrivi, affinché non lo cancelli il vento”

Quando ho comprato questo libro sapevo poco della sua scrittrice e della storia che sarei andata a leggere. Di Isabel Allende, sapevo che era Nipote di Salvador Allende, l’ex Presidente del Cile ucciso durante il golpe di Pinochet l’11 settembre del 1973. Dal Cile, dopo la dittatura, si era trasferita prima nel Venezuela, poi negli Stati Uniti. E che era una tra le importanti scrittrici della narrativa contemporanea spagnola.

Sapevo che sarebbe stato un libro tosto e che avrei avuto a che fare con argomenti come l’esilio, l’emigrazione, la dittatura – l’ombra – ma anche l’amore – la luce- , ma mai avrei immaginato che fosse un libro così profondo.

D’amore e Ombra, edito da Feltrinelli, uscito in Italia nel 1984, è solo uno dei molti libri della scrittrice che trattano della dittatura cilena. È il suo secondo libro pubblicato, scritto mentre si trovava in esilio in Venezuela.

Spesso in questo ultimo anno abbiamo sentito parlare di “dittatura” -sanitaria – da molti citata in maniera impropria. Già perché la dittatura quella vera, è ben altro.

La dittatura è oppressione del libero pensiero. Per noi abituati a vivere in democrazia sembra una cosa così lontana. Ma basti pensare che l’Italia è diventata Repubblica solo con il Referendum del 2 giugno del 1946, che la Spagna è stata una dittatura fino al 1975, il Cile fino al 1990.

In dittatura non si può scrivere su Facebook cosa non ci piace e cosa si pensa. Anzi i social sono aboliti quello che esiste è un solo unico pensiero. In dittatura gli oppositori politici sono una minaccia e come tale vengono trattati: incarcerati, torturati ed uccisi. In dittatura non ci si può difendere: o sei con il regime o sei contro e se sei contro sei controllato, seguito, e non farai mai carriera, anzi addirittura avrai difficoltà a trovare lavoro.

L’amore tra i due protagonisti della storia, nati da due famiglie così diverse nasce in questo contesto. La storia d’amore tra Francisco Leal e Irene Béltran si intreccia con le ombre che incombono sul paese.

La famiglia Leal, padre, madre e tre fratelli, di cui Francisco è il più piccolo, è una famiglia spagnola, costretta a lasciare la patria a seguito della dittatura di Franco. Il padre rivoluzionario e convinto sostenitore del marxismo, lascia la madrepatria con la moglie e il primogenito, sperando di tornarvi presto. Ma i figli, i nipoti e la nuova vita lo trattengono nel paese, sotto dittatura anche questo dal 1973.

“I Leal avevano percorso le strade dell’esilio, si erano adattati alla povertà, avevano cercato lavoro, si erano fatti degli amici e si erano istallati all’altra estremità del mondo superando la paralisi iniziale di chi perde le proprie radici. Avevano dato alla luce una nuova forza, nata dalla sofferenza e dal bisogno.”

La famiglia Beltrán, composta dalla madre Beatriz e dalle figlia Irene. Il marito di Beatriz aveva lasciato moglie e figlia oramai da qualche anno. C’era chi credeva che fosse scappato per le sue idee non in linea con il regime, voci che furono subito messe a tacere dalla moglie. Eusebio e Beatriz appartenevano a una famiglia in vista della città e la moglie rimasta sola con Irene non poteva permettersi di essere screditata. Beatriz apparteneva al ceto borghese fedele al regime. Era convinta sostenitrice del generale e delle sue idee. Credeva a quanto veniva propagandato: ovvero che il paese era sicuro e destinato a prosperare. Le rivolte dei contadini per la riforma  agraria, per la miseria crescente erano tenute nascoste agli occhi della gente come Beatriz.

Come si intrecciano le storie Francisco e Irene?

I due ragazzi si incontrano per lavoro. Francisco infatti, laureato in psicologia per fare due soldi si era reinventato fotografo per un giornale, lo stesso dove lavorava Irene come giornalista.

Irene fino a questo momento aveva vissuto in un mondo tutto suo, protetta dalla realtà del paese. Ma presto la sua percezione della realtà cambierà. I due ragazzi iniziano a lavorare insieme ed è per un servizio per il  giornale che conoscono la famiglia Ranquileo.

I Ranquileo sono una famiglia di contadini. La madre Digna era una donna semplice, umile ma forte che nella sua vita non conosceva il riposo. Era sempre la prima ad alzarsi e l’ultima ad andare a letto. Era abituata a fare tutto da sola con l’aiuto dei figli perché il marito era un artista che lavorava al circo. Lavorava la terra Digna e si prendeva cura della sua famiglia. Il marito di Digna, essendo sempre fuori per lavoro, non aveva partecipato alle lotte agrarie e quindi la famiglia non aveva avuto la sfortuna dei suoi vicini i Flores, che facevano parte del sindaco agrario. Purtroppo la figlia di Digna, Evangelina soffriva di strani attacchi. Ogni giorno  a mezzogiorno in punto la ragazza cadeva sul letto tremante, per pochi minuti il suo corpo si contorceva facendo muovere il mobilio della casa e facendo cadere tazze e piatti di porcellana. La notizia di questo strano evento si diffuse nel paese, e la gente iniziò a pensare che Evangelina potesse fare miracoli. Il giorno in cui Irene e Francisco si recarono dai Ranquileo accadde un fatto strano, la polizia, di cui faceva parte Pradelio, uno dei figli di Digna, fece irruzione nella casa. Ma Evangelina in preda ad una forza sovrannaturale scaraventò in terra il tenente Ramirez che si dileguò insieme ai suoi uomini. La settimana dopo recandosi di nuovo dai Ranquileo, Irene e Francisco scoprono che Evangelina è scomparsa. Dopo essere stata portata via dagli uomini del tenente la ragazza non ha fatto più ritorno a casa. Irene e Francisco con l’aiuto di Pradelio, che per paura si era nascosto sulle montagne, vengono a conoscenza di una miniera dove forse è stata sepolta Evangelina, dopo essere stata uccisa dal tenente.

I due allora senza dire niente a nessuno di notte si recano alla miniera di Los Ricos facendo una macabra scoperta. Oltre al corpo di Evangelina, altri corpi decomposti dal tempo si trovavano nascosti li.

I due ragazzi capiscono che si sono messi in qualcosa di più grande di loro e raccontano tutto alla famiglia di Francisco. Grazie al coinvolgimento della Chiesa e di altre istituzioni sovranazionali i due ragazzi riescono a scoprire le verità e a farla venire alla luce.

I due ragazzi però capiscono che rischiano la vita e quindi sono costretti a lasciare il paese.

Una storia che si ripete per Francisco, figlio di immigrati scappati da una dittatura, che per amore della verità si trova costretto a lasciare il suo paese.

“Tendete solo al presente. Non sciupate energia piangendo sul passato o sognando il domani. La nostalgia consuma e annienta, è il vizio degli esiliati. Dovete stabilirvi come se fosse per sempre, bisogna avere il senso della stabilità.”

L’amore in cui si parla in questo libro non è solo l’amore tra i due ragazzi ma è l’amore per i valori di giustizia e solidarietà. Un amore che vince sulle ombre della corruzione e della dittatura. Una storia profonda, scritta con cura e con un’attenzione particolare ai dettagli. I personaggi e le scene sono descritte con particolare attenzione.

Un romanzo di denuncia che vuole raccontare al pubblico quanto accaduto in Cile per farlo conoscere e perché non accada in altri paesi. Un libro sempre attuale perché in molti paese la libertà e la democrazia sono ancora una conquista da ottenere.

Qualcuno di voi ha letto questo libro? Che ne pensate?

Curiosità: dal libro è stato tratto un film uscito nel 1994 con Antonio Banderas, Jennifer Connelly e Stefania Sandrelli. Voi avete visto il film?

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