Per la nostra paura del buio..
Io ero un albatro grande
e volteggiavo sui mari.
Qualcuno ha fermato il mio viaggio,
senza nessuna carità di suono.
Alda Merini
Ho appena appreso dai giornali della morte, avvenuta qualche giorno fa, di Lionello Lupi, l’uomo che face parte della squadra di minatori che nel giugno 1981 si calarono in un pozzo a Vermicino per recuperare il corpo senza vita del piccolo Alfredino Rampi. Un minatore, si, perché all’epoca non c’era il servizio di protezione civile, e pertanto, furono chiamati in soccorso i minatori della Solmine di Gavorrano, esperti nel lavorare nei cunicoli sotto terra.
E così mi è subito tornata a mente la tragica vicenda che ho avuto modo di approfondire grazie al libro “L’inizio del buio” di Walter Veltroni. Un libro uscito nel 2011 che ripercorre due fatti di cronaca accaduti in Italia il 10 giugno 1981: la tragedia di Alfredino Rampi, che cadde in un pozzo a Vermicino e il rapimento di Roberto Peci, avvenuto a San Benedetto del Tronto.
In una Italia complicata, sconvolta dal terremoto dell’Irpinia, del 23 novembre 1980, dall’attentato al Papa Giovanni Paolo II, dallo scandalo della P2, dalle violenze dagli anni di piombo, si consumano queste due storie.
Entrambi i fatti rimangono vivi nella memoria di tutti gli italiani, non solo per la tragicità degli eventi, ma anche per il modo in cui questi fatti sono stati raccontati dalla televisione.
Nella tragedia del piccolo Alfredino si assiste alla prima vera spettacolarizzazione di un evento di cronaca nera. Veltroni racconta di come i giornalisti e una folla immensa di persone si recò a Vermicino e per giorni, fino al tragico epilogo, rimase fuori dal pozzo. La lunghissima diretta tv aggiornò i telespettatori sullo sviluppo dei soccorsi in tempo reale. Per la prima volta un fatto di cronaca viene mostrato nella sua interezza agli spettatori.
A questo modo di comunicare siamo abituati oggi, ma questo rappresentava un fatto nuovo per l’epoca.
Da quel momento la televisione non è stata più la stessa.
Anche nel rapimento di Roberto si assiste di fatto ad un cambiamento nell’utilizzo dei mezzi di comunicazione, in questo caso da parte delle Brigate Rosse. Roberto infatti, era il fratello di Patrizio Peci, il primo pentito delle Brigate Rosse. Per questo fu rapito mentre era a lavoro, rinchiuso nel bagagliaio di una 127, imprigionato per oltre 50 giorni e poi ucciso. Per la prima volta le Br filmarono il loro appello. Roberto fu ucciso, aveva una moglie e di lì a poco sarebbe diventato padre.
Due fatti drammatici che si sono svolti a molti km di distanza, Alfredo aveva 6 anni, 25 Roberto. Ma i sentimenti di solitudine, di dolore, di paura, che hanno provato i protagonisti sono gli stessi.
Alfredino in fondo al pozzo, e Roberto imprigionato.
Non so chi di voi avrà riconosciuto il titolo dell’articolo: sono parole tratte dal brano “Santa Lucia” di De Gregori “Per la nostra paura del buio”… il buio appunto, quello sceso su Alfredino e su Roberto. Due storie della nostra Italia che Veltroni riporta alla luce. Ma anche il buio, il nero della cronaca, diffuso senza filtri ai telespettatori.
Questo libro è una raccolta di testimonianze di chi quei fatti li ha vissuti, e li rivive ogni giorno.
Veltroni si cala nel clima di quegli anni, e si immedesima nei sentimenti che Alfredo e Roberto avranno purtroppo, provato. Ripercorre i luoghi e li descrive con cura, segue il corso degli eventi nel dettaglio, interrompendo il racconto con riflessioni personali, spunti e citazioni.
Un libro che non ci possiamo perdere se vogliamo capire l’Italia di allora e quindi quella di oggi.
Voi lo avete letto? Vi ricordate di queste due tragiche vicende?
Novità: “Labirinto Italiano” è l’ultimo libro uscito il 3 dicembre 2020, scritto dallo stesso autore. Un percorso originale nella nostra storia attraverso ricordi, ricostruzioni di eventi, incontri, interviste a protagonisti del nostro paese.
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