L’Evento
“Ho cancellato l’unico senso di colpa che abbia mai provato a proposito di questo evento, che mi sia successo e non ne abbia fatto nulla. Come un dono ricevuto e sprecato. Perché al di là di tutte le ragioni sociali e psicologiche che posso trovare per quanto ho vissuto, ce n’è una di cui sono sicura più di tutte le altre: le cose mi sono accadute perché potessi renderne conto. E forse il vero scopo della mia vita è soltanto questo: che il mio corpo, le mie sensazioni e i miei pensieri diventino qualcosa di intelligibile e di generale, la mia esistenza completamente dissolta nella vita e nella testa degli altri.”
La difficoltà per le donne di accedere all’interruzione volontaria di gravidanza può sembrare un argomento superato. In Italia tale diritto è garantito dal 1974. In realtà, sono molte ancora oggi, le città italiane in cui le donne hanno difficoltà ad accedere all’aborto, basti pensare che i sanitari obiettori, stando ai dati del ministero della Salute, in Italia corrispondono al 69% del totale.
Annie Ernaux, Premio Nobel della letteratura nel 2022, nel suo libro “L’evento” racconta la sua storia, quella di una ragazza ventitreenne che si trova da sola a dover affrontare questa drammatica esperienza. La Ernaux, della quale vi avevo già parlato sul mio blog (vedi l’articolo) con la sua scrittura diretta, sobria e senza fronzoli presenta al lettore tutto il suo dolore e la sua sofferenza.
La paura di essere scoperta, in Francia come in molti altri paesi europei l’aborto all’epoca era illegale, unita al timore del giudizio altrui dominano il racconto. Ma soprattutto la paura di non riuscire a trovare qualcuno che la potesse aiutare. È solo grazie ad una conoscente di un suo amico che riesce a trovare una infermiera che le pratica un aborto clandestino in casa.
Parlare di un tema così delicato può creare sicuramente in alcune persone un certo turbamento, ma la scrittrice vuole che la sua esperienza sia di aiuto a tutte coloro che si trovano nella sua stessa situazione.
Un diritto quello dell’interruzione volontaria di gravidanza che deve continuare ad essere garantito a tutte le donne e che dovremmo tutti continuare a difendere.
“Che la clandestinità in cui ho vissuto quest’esperienza dell’aborto appartenga al passato non mi sembra un motivo valido per lasciarla sepolta,” scrive. “Tanto più che il paradosso di una legge giusta è quasi sempre quello di obbligare a tacere le vittime di un tempo, con la scusa che ‘le cose sono cambiate.’”
E così la Ernaux attraverso questo libro riesce a parlare non solo della sua esperienza personale ma a trattare un tema sociale importante per aiutare tutte quelle donne che si trovano nella sua stessa situazione.
Un libro da leggere che ci ricorda che i diritti che abbiamo non devono essere dati per scontati. Un libro doloroso ma che merita di essere letto. Voi lo avete letto? Che ne pensate?
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