L’ altra figlia
“Io non scrivo perché tu sei morta. Tu sei morta perché io possa scrivere, fa una grande differenza”
Il primo giovedì di ottobre, come ogni anno, è stato annunciato il Premio Nobel per la letteratura: a risultare vincitrice per l’anno 2022 è la scrittrice francese Annie Ernaux. Vi parlo di lei attraverso uno del suoi libri “L’altra figlia” L’Orma Editore.
Scoprire per caso in una domenica d’estate di avere avuto una sorella. Scoprire di avere avuto una sorella di cui nessuno ti ha mai parlato. Scoprire che si è nati proprio perché l’altra figlia è morta. Come si convive con un segreto scoperto per caso, con il senso di colpa, con il pensiero di non essere più una figlia unica, ma di essere sempre soggetta al confronto con l’altra figlia?
L’altra figlia è un romanzo autobiografico, diretto, intimo. Breve, anzi brevissimo, ma la cui brevità non toglie niente al racconto. Un libro che analizza senza fronzoli il dolore di una perdita e di una verità taciuta per anni.
Annie Ernaux parla di se stessa in questa lettera scritta alla sorella che non ha mai conosciuto e della quale i genitori non le hanno mai parlato. Una verità taciuta per anni che la scrittrice scopre ascoltando la madre parlare con una cliente del piccolo negozio dei genitori una domenica d’estate del 1950.
“Del suo racconto riesco a restituire soltanto la sostanza, e quelle frasi che hanno attraversato gli anni fini a oggi, che si sono propagate in un istante su tutta la mia vita di bambina come una fiamma muta e senza calore, mentre io continuavo a danzare e volteggiare lì vicino, a testa bassa per non destare sospetti.”
Una verità confermata anche dalla cugina di Annie, rivelata con poche parole, mostrata in quelle cinque foto che ritraggono la sorella e dalla quale scaturiscono tantissime emozioni.
Lo stupore, ma anche la gelosia, i sensi di colpa, il peso del confronto.
Con una scrittura decisa, diretta, sincera la Ernaux mette se stessa al centro del racconto, è lei con il suo dolore e le sue emozioni la vera protagonista del libro. Una lettera che serve alla scrittrice per fare chiarezza nel suo passato. Per chiudere i conti con quel dolore.
“Io non sarò sepolta in Normandia vicino a voi. Non l’ho mai desiderato né immaginato. L’altra figlia sono io, quella che è fuggita lontano da loro, altrove. “
“Forse ho voluto saldare un debito immaginario dandoti a mia volta l’esistenza che la tua morte mi ha dato. Oppure farti rivivere e rimorire per liberarmi di te, della tua ombra. Sfuggirti.”
Un romanzo che consiglio, un esempio di una scrittura diretta che arriva al cuore.
C’è un’altra cosa che mi ha colpito di questo libro: le foto. La capacità della scrittrice di descrivere le foto tanto che al lettore sembrerà di vedere realmente l’immagine descritta.
Curiosità: Il Premio Nobel per la letteratura è assegnato annualmente dall’accademia svedese dal 1901. È la diciassettesima donna che lo riceve. L’unica donna italiana ad averlo ricevuto è Grazia Deledda nel 1926.
Biografia dell’autrice: Classe 1940 nata a Lillebonne, in Normandia, da una famiglia di modeste condizioni sociali. Annie trascorre l’infanzia e la giovinezza a Yvetot, dove i genitori, prima operai e poi piccoli commercianti, gestiscono un bar-drogheria. Dopo gli studi all’Université de Rouen, ottiene l’abilitazione all’insegnamento e inizia la sua carriera di insegnante di lettere moderne in un liceo. L’umile provenienza della sua famiglia e il passaggio sociale all’universo “borghese” consentito a Annie grazie all’istruzione ricevuta rappresenteranno un’esperienza che inciderà profondamente sulla sua scrittura e sul suo impegno sociale e politico. Fonte Wikipedia.
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