Azzurro come il cielo.
“Mi chiamo Gabriele, come l’arcangelo – ma qui in Germania è un nome da donna.
Il tuo invece che nome è?”
Ed e così che è avvenuto il primo incontro con la voce, il 13 agosto nel mezzo della prima estate che Galla trascorreva senza il marito Doug. Galla, si proprio così, come l’imperatrice romana Galla Placidia, quella del mausoleo di Ravenna.
A quanti di noi è capitato di soffrire?! Di ritrovarsi fermo, immobile, travolto dal dolore?
Oggi faccio azzurro è una storia che si concentra sul dolore dell’abbandono. Lo fa con un linguaggio semplice, dolce, senza rabbia. È una storia di una donna che vive sospesa, che non riesce a portare avanti la sua vita.
“Capire di non essere amati da chi si ama è uno shock. Ma il dolore ha i suoi tempi.”
Cosa si prova dopo essere stati lasciati dal marito dopo vent’anni di matrimonio?
Una mattina mentre Galla si stava lavando i denti, il marito rivolgendosi all’immagine di lei riflessa nello specchio le dice “Cosa ne dici se ci separiamo?” Galla capisce subito che il marito fa sul serio e si limita a rispondere “Dico che se è quello che vuoi veramente lo devi fare”.
Da quel giorno Galla non esce più di casa se non per andare dalla Dottoressa Anna del Fante, la sua psicoanalista, e a cantare nel coro del carcere dove fa la volontaria. Di notte non riesce a dormire più di qualche ora, e il giorno lo trascorre in casa sul divano ad osservare la magnolia del cortile.
Durante la sua prima estate senza Doug, Galla raggiunge la sua amica Alessandra a Monaco. Rimasta sola, si reca alla Lenbachhaus, museo di arte moderna e contemporanea dove è stata allestita una mostra di opere di un’artista legata al movimento pittorico di Kandinskij, Gabriele Münter. Al museo scopre che Gabriele era stata la compagna di Vasilij Kandinskij per 14 anni e che i due avevano vissuto a Murnau, un paese vicino a Monaco.
E così Galla decide di recarsi al cottage, oggi diventato museo, dove i due artisti hanno vissuto al 1909 al 1914: la Münter Haus detta anche Russenhaus – la Casa Russa, dove nacque il famoso movimento pittorico del Cavaliere azzurro – Der Blaue Reiter. Ed è qui che inizia a sentire la voce! La voce, dal forte accento tedesco, è quella di Gabriele Münter… già proprio lei!! Ancora arrabbiata perché Vasilij Kandinskij l’ha lasciata dopo 14 anni di amore.
Rientrata in Italia continua a sentire la voce e lo racconta alla Dottoressa Del Fante. Che la tranquillizza dicendole “Anche i bambini soli si creano un amico immaginario”.
Gabriele sa essere pungente e si rivolge e Galla con frasi e affermazioni che lei stessa non ha il coraggio di dirsi. Le conversazioni tra di loro sono curiose e si scoprono aneddoti della vita di Gabriele e di Galla.
Un giorno, a seguito di un imprevisto avvenuto alla Dottoressa Del Fante, Galla conosce Prima e Dopo: ovvero i pazienti che hanno appuntamento prima e dopo di lei dalla psicoanalista e insieme vanno al bar davanti allo studio.
Prima è un uomo con la faccia strana, quadrata, piena di rughe. Dopo è una ragazzina bionda, magra, con le cuffie nelle orecchie.
Prima si chiama Nicola e Dopo Bianca. Si fermano al bar e scambiano qualche parola, prendendo un caffè.
I tre sembrano una famiglia agli occhi del barista.
“Per venti minuti ho avuto una famiglia, e mi è piaciuto”.
Da quel giorno si vedono ogni tanto al bar davanti allo studio. Così i tre si iniziano a frequentare.
Anche Nicola ha messo in pausa la sua vita, dopo che la compagna Rosa lo ha lasciato a seguito della infedeltà di lui. Di Bianca si scopre che non riesce ad andare più a scuola, ogni mattina prepara la borsa con i libri, fa colazione e poi niente … non riesce ad uscire di casa.
Fermi, sospesi. Proprio come lo sono gli artigiani che nel medioevo un giorno alla settimana sospendevano la produzione e avevano la possibilità di uscire dal loro laboratorio e vedere il cielo azzurro. Da qui il detto citato da Gabriele a Galla “Gestern hat er blau gemacht”: ieri ha fatto azzurro.
L’immobilismo è sicuramente il filo conduttore del libro. Ma anche i colori lo sono.
L’azzurro del cielo e l’azzurro del movimento artistico di Kandinskij. L’azzurro della sciarpa della Del Fante. Il rosso dei suoi occhiali. Il giallo di Galla, chiamata così dai compagni quando era piccola.
“A scuola mi prendevano in giro per quel nome assurdo e mi chiamavano Gialla per il colorito o Ragnetto per la magrezza”.
…del finale non vi svelo niente! Vi dico solo che il libro l’ho letto in due sere tanto mi è piaciuto!
È un libro che indaga sul dolore e su come da questo si può uscire imparando a guardare avanti anziché indietro! Lo fa in maniera dolce e per niente triste. Le conversazioni tra Gabriele e Galla sono divertenti, danno ritmo alla narrazione e rendono il racconto ancora più interessante.
“Le cose succedono, e quando succedono si governano”.
Beh che dire Galla e Gabriele mi mancano già!
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