Tana libera tutti
Walter Veltroni racconta la storia di Sami Modiano.
“Mi metto a giocare a nascondino. Il gioco più pericoloso. I nazisti mi cercano, io sfuggo e con un balzo arrivo a un albero, batto la mano sul tronco, grido la frase magica, si aprono i cancelli e tutti possono tornare a casa. ‘Tana libera tutti!’ Sarebbe meraviglioso. Ma qui siamo ad Auschwitz.”
Siamo ad Auschwitz e Sami, Samuel Modiano, è solo un bambino.
Costretto ad abbandonare la scuola ad otto anni, a seguito dell’adozione delle Leggi Razziali. A lasciare la sua amata casa e la sua splendida isola, Rodi. A fare un viaggio infernale verso un luogo di dolore, Auschwitz- Birkenau con il padre Jakob e la sorella Lucia.
Samuel era solo un bambino che voleva andare a scuola, scoprirà troppo presto di quanta cattiveria è capace l’uomo.
Sami viene liberato il 27 gennaio del 1945. Aveva 15 anni pesava 23 chili. Forse se i russi avessero tardato di poche ore l’arrivo al lager non ce l’avrebbe fatta. Salvato dagli alleati, insieme ad altri 7.000 prigionieri, fu subito portato all’ospedale dove ritrova il suo amico Piero. Piero Terracina, un ragazzo romano anche lui internato ad Auschwitz, che diventerà, come Sami, un altro grande testimone della Shoah. “Ma la liberazione del lager non corrisponde alla fine della guerra”, come ha detto lo scorso anno, il 26 gennaio 2020, la Senatrice a vita Liliana Segre, rilasciando un’intervista alla trasmissione televisiva “Che tempo che fa” di Fabio Fazio. La guerra infatti, terminerà solo alla fine di aprile, e Sami, finita la convalescenza viene messo in un gruppo di prigionieri di guerra italiani. E così insieme agli altri fu costretto a lavorare per i russi, scavando trincee e costruendo ponti. E’ in questo momento che conosce Settimio Limentani, con il quale scappa e torna in Italia, finalmente libero.
Sami viveva a Rodi, l’isola dell’arcipelago greco, dalla fine delle guerra Italo turca appartenente al territorio italiano, con la sua famiglia, era solo un bambino. Con la proclamazione, nel 5 agosto del 1938, del Manifesto della Razza, scoprì che per molti essere ebreo era considerata una colpa.
“Io non mi sentivo diverso da nessuno dei miei compagni di classe, io ero uguale a loro. Io sono uguale a loro. E poi perché ce l’hanno tanto con noi ebrei? È una colpa essere nato ebreo?”
Dal manifesto scaturirono una serie di norme discriminatorie. E sull’isola iniziò a seminarsi il panico e la paura. L’Italia entra in guerra nel giugno del 1940 con il discorso di Benito Mussolini dal balcone di Palazzo Venezia. Con l’inizio del conflitto arriva anche la povertà e la mancanza di cibo, i bombardamenti e la distruzione. Sami per aiutare economicamente la famiglia inizierà a lavorare. Dopo l’8 settembre 1943, con la firma dell’armistizio da parte dell’Italia, a Rodi sbarcarono i tedeschi. Il 23 luglio del 1944, tutta la comunità ebraica di Rodi fu caricata su quattro imbarcazioni. Prima in nave poi in treno, un viaggio lungo quasi un mese, destinazione Auschwitz. Da rodi partirono in 1.767, tornarono in 163. Sami racconta della vita al campo, della perdita della sorella e del padre. Delle sofferenze e delle atrocità che ha subito.
La storia di Sami, è una storia che deve essere letta e raccontata, soprattutto ai più giovani. Sami per anni si è tenuto tutto dentro, fu poi Piero Terracina (che ritrova dopo molto tempo) a spingerlo a raccontare la sua esperienza. E dal 2005 Sami non ha mai smesso di raccontare la sua storia. E noi dobbiamo raccogliere il testimone.
Già proprio così, tutti noi, adesso che i testimoni viventi di questa tragedia stanno venendo a mancare, dobbiamo fare la nostra parte.
“Io devo raccontare. Devo far sapere ciò che questi occhi hanno visto. Devo testimoniare l’orrore. Devo essere maestro. Samuel, anzi Sami, che non per colpa sua, ha la terza elementare, deve farsi professore di dolore. Lui, che dopo quel mattino di ottobre del 1938, non è più tornato a scuola, deve trovare le parole giuste, proprio lui che non ha mai parlato. Deve arrivare al cuore, lui che lo ha trafitto, e in mille pezzi.”
Se comprendere è impossibile, conoscere è necessario.
Primo Levi
Giornata della Memoria 27.01.2021
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